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Rito funebre: cos’è, come si organizza e quali sono le sue origini?

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Massimiliano Buccinnà

Da tempo immemore, il rito funebre rappresenta la celebrazione in memoria di una persona deceduta.

A dispetto delle diversità delle varie culture che caratterizzano le varie regioni del mondo, non ne esiste una che abbia un insieme di usanze legate alla morte. A seconda della zona, il rito in questione può essere più o meno influenzato dal prestigio della famiglia coinvolta e/o dalle ultime volontà del defunto.

Il termine funebre deriva dal latino funus, ed è strettamente legato alla sepoltura dei corpi che, in antichità, venivano calati attraverso delle funi in buche realizzate nel terreno.

Rito funebre: le caratteristiche principali

Il genere umano, a prescindere dalle questioni culturali, come già affermato vede dei punti d’incontro per quanto concerne l’affrontare la morte. Le celebrazioni, in tal senso, prevedono la presenza della salma e di alcune persone che erano in qualche modo legate con lo stesso.

Il concetto di “ultimo saluto” infatti, è un qualcosa di atavico, legato alla speranza di un al di là è dunque a una morte concepita solo come fase di passaggio verso un’altra dimensione dell’esistenza.

Questo concetto è talmente radicato nell’essere umano che i primi segni inconfondibili di riti funebri risalgono addirittura all’epoca dei Neanderthal. La presenza anomala di polline su alcuni scheletri di tale specie infatti, starebbe a indicare alcuni doni floreali offerti ai morti. Il tutto è particolarmente impressionante, visto che i fiori sono ancora oggi, legati strettamente alle celebrazioni funebri.

Il rito funebre in sé, va ad assolvere alcune precise funzioni sociali. Oltre al dolore della famiglia e degli amici infatti, nella maggior parte di culture è una sorta di ufficializzazione agli occhi della comunità della scomparsa di una persona. Trattando la morte, ovvero una fase dell’esistenza strettamente legata al misticismo e alla religione, tali celebrazioni hanno ovviamente spesso un peso spirituale notevole.

Nonostante la speranza di un al di là, ovviamente il tutto viene vissuto con grande dolore per il distacco, sia esso avvenuto in età avanzata che prematuramente. L’evento assume dunque un significato solenne, per celebrare la vita del defunto.

I riti funebri in Italia

Nel nostro paese, lo svolgimento dei riti funebri è sottoposta a una rigida normativa legata al DPR 285/90.

Altri regolamenti vanno a definire i requisiti a livello strutturale, tecnologico e organizzativi per poter garantire delle celebrazioni in un contesto sanitario adeguato. Sotto questo punto di vista, esistono normative che vanno a definire anche come deve avvenire l’eventuale cremazione e la successiva gestione delle ceneri. Nonostante la tendenza italiana a dilungarsi con leggi e cavilli vari, in ambito funebre la legislazione appare inaspettatamente sintetica e maggiormente sviluppata sotto il punto di vista sanitario.

Sotto il punto di vista delle celebrazioni, nel nostro paese i desideri del defunto hanno priorità su molti altri fattori. Non è così in tanti altre nazioni e culture distanti dalla nostra. Nella cultura anglosassone per esempio, il funerale viene visto più come una celebrazione dei familiari sopravvissuti rispetto che a un qualcosa di legato strettamente al deceduto.

Le origini dei rituali funebri

Al di là dei primi vaghi segnali di rito funebre legati ai Neanderthal e a un passato estremamente lontano, i riti funebri degli antichi egizi sono il primo esempio di una procedura piuttosto complessa.

Da quello che risulta infatti, i paranti offrivano cibo al defunto e i sacerdoti effettuavano particolari rituali per proteggere il defunto. Il tutto veniva preparato per preparare la salma al passaggio verso il mondo dell’aldilà e al momento in cui in dio Anubi avrebbe pesato il cuore per capire se la persona fosse degna della vita eterna o meno.

Totalmente diverso ma ugualmente interessante sono invece le i riti funebri legati al mondo greco. Le cerimonie, in questo contesto storico-culturale, avevano sempre un concetto legato al viaggio verso l’altro mondo (in questo caso l’Ade). In tal senso, la descrizione dei rituali più arcaici si possono apprezzare già nei poemi omerici.

A grandi linee, le procedure prevedevano il lavaggio del corpo del defunto. In seguito a tale operazione, la salma veniva cosparsa di essenze e rivestito con sudari. La cerimonia terminava con la sepoltura, solitamente prima dell’alba, con tanto di processione che seguiva il carro che trasportava la salma. Qualcosa che, per certi versi, ricorda gli odierni funerali.

Il rito funebre nel periodo dell’antica Roma

Nonostante sotto molti punti di vista l’antica Roma attingesse a piene mani dalla cultura greca, sotto il punto di vista dei funerali le usanze risultano piuttosto diverse.

In questo caso infatti, i riti funebri (perlomeno per le persone più abbienti) venivano gestite da vere e proprie imprese specializzate. Queste figure professionali, conosciute come libitinarii, organizzavano molto probabilmente una processione pubblica che aveva come meta la tomba o la pira funeraria. Poco prima del seppellimento o della cremazione della salma, veniva pronunciato un discorso in onore del defunto, noto come laudatio funebris.

Una volta che il corpo veniva seppellito o bruciato, si svolgeva una festa che, a seconda della potenza economica della famiglia, poteva includere anche danzatori e musici. In tale occasione, era uso versare vino pregiato sulle ceneri o sul luogo di sepoltura.

Un’ultima curiosità: al giorno d’oggi il 2 novembre è la festività legata alla celebrazione dei morti. In epoca romana erano ben sette le festività che, in maniera più o meno accentuata, erano legate in qualche modo al ricordo dei defunti.

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